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Normativa capannoni mobili

By Novembre 10, 2021Dicembre 2nd, 2021No Comments

Normativa capannoni mobili

Costruire dei capannoni mobili potrebbe risultare una mossa più che favorevole alle sorti di un’azienda. Questo tipo di struttura, rappresenta un utile spazio in cui depositare la merce; o più semplicemente, può essere considerato al pari dell’espansione di un magazzino logistico in cui depositare oggettistica di prim’ordine e non soltanto di “scarto”. Ne esistono di diverse metrature in base all’esigenza, come ad esempio il capannone mobile con tetto motorizzato, utile soprattutto nell’industria ecologica, in modo che le sostanze nocive non vengano rilasciate nell’ambiente.

Nonostante ciò, molti imprenditori non hanno ben chiara la normativa in essere di queste costruzioni, ecco perché sembra necessario fare un po’ di chiarezza, così permettendo agli imprenditori di ponderare bene la decisione futura, sulla costruzione di un capannone mobile.

Per fortuna, la questione non apporta particolari problemi, eppure, è necessaria una determinata accortezza quando si decide di compiere il passo e di indire la costruzione di uno o più coperture mobili.

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Requisiti e normativa

Come già accennato, iniziare la costruzione di un capannone mobile, richiede un minimo di preparazione in merito; infatti, bastano davvero alcuni accorgimenti burocratici. La prima cosa da fare è fornire al comune di residenza una segnalazione certificata di inizio attività: questa prende il nome (acronimo) di S.C.I.A., ovvero una semplice dichiarazione da parte dell’imprenditore in cui asserisce di avere l’intenzione di avviare dei nuovi lavori, i medesimi atti alla costruzione della tensostruttura, quindi del capannone mobile.

normative tecniche per il permesso di costruzione

D.I.A e S.C.I.A

In casi specifici, alla S.C.I.A. (o alla segnalazione di avvio attività) va aggiunta una denuncia di inizio dell’attività edilizia, detta D.I.A.: quest’ultima viene rilasciata dal comune e sostituisce il permesso di costruzione. I casi specifici in cui si ha bisogno della D.I.A., hanno che fare con dei vincoli paesaggistici; ad esempio, qualora la costruzione del capannone dovesse modificare la forma di un paesaggio, senza la D.I.A. sarebbe impossibile costruire.

Difatti, la D.I.A. rappresenta una “differita” dei lavori per mezzo degli adeguati accertamenti da fare. La S.C.I.A, invece, è un permesso che consente di iniziare i lavori subitamente e senza dover attendere il termine dei rilievi da parte della Pubblica Amministrazione. Seguendo questo ragionamento, è possibile asserire che la D.I.A. sia stata l’autorizzazione -tra le due- a nascere prima, mentre la S.C.I.A. è stata ideata come semplificazione della D.I.A.

Fino ad alcuni anni fa, la presentazione della DIA presso la Pubblica Amministrazione, comportava l’attesa di circa 30 giorni prima di ottenere il permesso all’avvio dell’esercizio dell’attività, entro i quali venivano eseguiti i controlli di merito. Durante i 30 giorni, la Pubblica Amministrazione avrebbe potuto intraprendere azioni consequenziali ai danni del richiedente, nell’evenienza in cui fosse stata accertata la carenza dei presupposti di costruzione.

Per quel che concerne la S.C.I.A, la situazione è la seguente. Essendo una autodichiarazione responsabile -da parte, ad esempio, di un imprenditore che cerca di costruire- sul possesso dei requisiti giusti, dunque soggettivi e oggettivi, per cominciare l’inizio dei lavori edilizi, deve essere presentata prima dell’inizio dell’attività e deve avere in tabulazione ogni dettaglio relativo al progetto della tensostruttura (dall’utilizzo che ne verrà fatto, alla conformazione dei locali, alle attrezzature e ai materiali utilizzati).

Non servono altre autorizzazioni: una volta presentate queste carte all’Ufficio Tecnico del comune si potranno subito cominciare i lavori. In altre parole, oltre ai passaggi descritti, non esiste una normativa relativa alla costruzione delle tensostrutture.

L’inesistenza di una normativa specifica è infatti uno dei motivi cardini che sovente portano un’azienda a costruire un capannone mobile secondo le proprie predilezioni. Nel caso di altre costruzioni, sarebbe necessario rispettare una procedura molto più complessa, ma per quel che concerne le tensostrutture, il tutto si rifà al rilascio di uno dei due documenti sopracitati.

Non è raro, tuttavia, che un imprenditore decida di costruire altrove rispetto al luogo iniziale un capannone mobile perché modificante in una certa maniera il paesaggio.

capannone industriale in acciaio e telo PVC

Concessione edilizia: è necessaria?

È possibile costruire un capannone mobile senza la concessione edilizia?

Si, è assolutamente possibile.

Oggigiorno la mancanza di metrature disponibili allo stoccaggio delle merci, è una necessità comune tra le aziende di praticamente ogni settore, questa lacuna può arrecare un disagio non indifferente che si può ripercuotere anche ai reparti produttivi e mettere così in ginocchio un’intera filiera.

Le opzioni disponibili, per colmare questa mancanza, in questo caso sono 2:

  • Classico capannone in muratura;
  • Capannone mobile.

Continua a leggere sull’argomento nel blog concessione edilizia.

burocrazia necessaria per la costruzione di un capannone

Il capannone in muratura spaventa soprattutto per i costi ed i tempi biblici della nostra burocrazia, tutt’altro che snella e flessibile, questa ipotesi infatti viene scartata regolarmente dalle aziende che preferiscono invece la seconda opzione, ovvero il capannone mobile.

La costruzione di un capannone mobile senza concessione edilizia, è di certo più favorevole alle aziende o gli imprenditori, non richiede di certo tutti i permessi necessari alla costruzione di un capannone in muratura, attenzione, questo non vuol dire che si possano costruire delle coperture in PVC senza permessi, quest’ultimi devono comunque essere richiesti ma, in minor quantità e con tempi di risposta molto rapidi.

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